150 anni di storia (1863-2013) - Il cimitero urbano della Villetta

Già nella seconda metà del XVIII secolo a Parma si era sviluppata l'esigenza di un unico cimitero cittadino. Si progettò di realizzarlo poco fuori le mura in corrispondenza di quella che sarebbe divenuta barriera Bixio, ma la costruzione non venne mai attuata. L'idea di un tale cimitero fu rispolverata sotto il governo francese all'inizio del secolo successivo, quando, in seguito all'Editto di Saint Cloud (1804), fu vietata la sepoltura nelle chiese e si rese necessaria la costruzione di un cimitero municipale fuori le mura. Si identifico' la medesima area del secolo precedente, in un luogo chiamato della "Villetta" per la presenza di una villa cinquecentesca di proprietà dei Gesuiti e poi del Collegio Lalatta, per cui ancora oggi si parla di cimitero della Villetta.

La fondazione del cimitero venne infine decretata il 15 novembre 1817 dalla duchessa Maria Luigia d'Austria. In quella stessa zona, tuttavia, fin dal 30 marzo si era iniziato a seppellire i numerosi morti di una assai virulenta epidemia di tifo. Due anni dopo fu eretta la cappella e nel periodo 1820-1823 si costruirono i muri perimetrali. La pianta originaria del cimitero, oggi comprendente anche settori aggiunti in epoca recente, e' un quadrato con i quattro vertici smussati, in maniera da assumere la forma di un ottagono con lati diseguali.

PlanimetriaI muri perimetrali seguirono appunto questi otto lati ed identificarono il cimitero vero e proprio, mentre le quattro aree triangolari ottenute dalla "smussatura" a 45° dei vertici, quindi risultanti esterne al cimitero stesso, vennero destinate a raccogliere i resti mortali di defunti appartenenti a categorie che, secondo il costume del tempo, non avevano diritto a essere sepolti accanto agli altri cittadini nella terra "consacrata".

Il settore esterno NE fu destinato ad accogliere i bambini non battezzati, mentre quello simmetrico a NO fu riservato alla sepoltura dei giustiziati e dei boia. Il settore a SE fu destinato all'ossario comune, mentre quello a SO fu l'area per i non-cattolici. Tale settore fu assegnato per meta' agli ebrei e per l'altra meta' ai protestanti. Cio' testimonia, pertanto, come gli evangelici fossero noti e presenti gia' da tempo in città, anche se non riuniti in una comunita'.

Questa discriminazione legalizzata, pur comune per quei tempi, aiuto' a consolidare uno spirito fraterno fra i membri della comunita'. Anche quando essa fu rimossa il senso di appartenenza rimase quasi immutato, portando da un lato a sviluppare una sorta di orgoglio ad avere un "proprio" cimitero e dall'altro a spingere anche coloro che in vita avevano avuto una fede tiepida a chiedere la sepoltura nel settore evangelico. L'errata idea di fondo, pero', che quell'area non fosse parte integrante del cimitero, ma un qualche cosa di separato, quasi un cimitero privato, rimase a lungo nelle stesse autorita' preposte. Nei decenni si ripeterono periodicamente dei bracci di ferro fra la comunita' metodista e la Direzione del cimitero per quanto riguardava la cura dell'area. Anche solo pochissimi anni or sono, per un lungo periodo il settore evangelico fu quasi del tutto abbandonato: le tombe erano quasi scomparse coperte dalle erbacce che non venivano mai tagliate e l'unico intervento "pubblico" consisteva nella preparazione delle tombe al momento della sepoltura. Dopo molti interventi e petizioni, alla fine il Comune riconobbe che anche il settore evangelico faceva parte del cimitero municipale ed esso tornò ad avere un aspetto dignitoso.

Mentre all'inizio si procedette alla sepoltura in terra, in tempi recenti anche fra gli evangelici penetro' l'abitudine di inumare i propri defunti in avelli predisposti nel muro perimetrale e che si possono notare a fianco del cancello d'ingresso. Fra le varie lapidi ve n'e' anche una di un certo interesse storico:

In memoria

di

Giuseppe Carile

Isernia 1837          Parma 1883

Capitano Garibaldino

Professore di Belle Lettere

Banditore del Santo Evangelo

Sempre servì fedelmente

Dio e la Patria

------

La Chiesa Metodista Italiana

Riconoscente

Questo ricordo

pose

Si tratta di Giuseppe Carile, un professore di lettere nato a Isernia nel 1837. Si entusiasmo' all'idea risorgimentale e poco più che ventenne si arruolò volontario fra i "mille" della spedizione di Giuseppe Garibaldi, arrivando al grado di Capitano. E' probabilmente in questo periodo che si avvicino' al protestantesimo, verosimilmente in seguito alla conoscenza di Alessandro Gavazzi, cappellano dei garibaldini e poi fondatore della Chiesa Cristiana Libera in Italia. Carile a sua volta divenne un pastore evangelico. Nel 1882 si trasferi' a Parma provenendo dalla chiesa di Napoli, accompagnato dalla moglie e i due figli, e qui mori' il 26 ottobre 1883. Carile trasmise la sua fede anche ai familiari, tanto che un suo nipote fu il pastore Sergio Carile, noto storico del metodismo.

Nel settore evangelico e' presente anche un altro pastore. Si tratta di Tullio Di Muro, che guido' la comunità di Parma e Mezzano Inferiore fra il 1973 e il 1988, quando entro' in emeritazione. Curiosamente, segui' una strada simile a Carile: arrivato come pastore da Salerno, resto' definitivamente a Parma. A lui, fra l'altro, si deve il notevole e assiduo impegno di supervisione dei lavori di ricostruzione della chiesa dopo le distruzioni dovute al terremoto del 1983.

Pellegrino Strobel, fra i membri di chiesa iniziali e anche rettore dell'Universita', non e' invece sepolto nel settore evangelico. Venne infatti cremato e le sue ceneri poste in un'urna monumentale che si trova nel settore universitario. Scorrendo i nomi riportati sulle lapidi si nota ricorrere il cognome Ferrari. Si tratta di un cognome estremamente diffuso nel parmense, ma in questo caso e' connesso a generazioni di una famiglia molto nota nella zona. A partire da Giordano, che accetto' l'evangelo e lo trasmise ai familiari, si tratta di una famiglia di teatranti di burattini, che li realizzava autonomamente e creava anche le commedie. Il loro successo e' stato immutato per decenni, pur fra alti e bassi dell'affermazione di quest'arte, e dura ancora oggi, tanto che "i burattini dei Ferrari" sono molto conosciuti e apprezzati ancora ai giorni nostri.

Servizi Sostegno

Servizi Link

Servizi Rubriche

Servizi Help

Joomla Templates by Joomla51.com