Past. Noemi Falla: la sua presentazione come candidata Pastore

CNT Falla

Che potrò ricambiare al SIGNORE per tutti i benefici che mi ha fatti?
Io alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del SIGNORE.
Scioglierò i miei voti al SIGNORE e lo farò in presenza di tutto il suo popolo.
[Salmo 116,12-14]

Cari fratelli, care sorelle,
mi chiamo Noemi Falla, ho 30 anni e sono siciliana. Sono cresciuta nella chiesa metodista di Scicli (RG), che ho frequentato fin dall’infanzia.


Alla tenera età di 3 mesi, i miei genitori, entrambi metodisti (mia madre lo è diventata dopo aver conosciuto mio padre), hanno deciso di presentarmi al Tempio e di lasciare a me la scelta di essere battezzata. Dopo aver frequentato la scuola domenicale ed il catechismo, all’età di 18 anni ho deciso, infatti, di ricevere il battesimo, che, però, non fu un atto di fede, ma solo la conclusione di un percorso cominciato con la scuola domenicale. Mentre da bambina credevo in Dio, che per me era Amore e vicino a tutti i bambini nel mondo, nel periodo in cui decisi di farmi battezzare sapevo di non credere. Frequentavo sì i culti e le attività settimanali, ma li vivevo come un dovere e facevo resistenza a miei genitori che cercavano di convincermi a parteciparvi. Avrei anche potuto farne a meno.
La mia fede cominciò a diminuire anche a causa dell’inaspettata morte di mio padre che amavo tanto, stroncato da un attacco cardiaco una domenica di marzo del 2002, mentre interveniva durante un’assemblea di chiesa. Dopo pochi giorni avrei compiuto 16 anni. Spesso mi chiedevo che ruolo avesse Dio nella mia vita in relazione all’ingiusta morte di mio padre e mi sforzavo di leggere la Bibbia, fermandomi sempre ai primi capitoli della Genesi. Allo stesso tempo, però, avevo altre distrazioni (amici, divertimenti vari) e non affrontavo, quindi, il problema.
Nel frattempo, frequentavo il Liceo Artistico e dopo il diploma mi iscrissi all’Accademia di Belle Arti di Catania, percorso che interruppi dopo più di un anno a causa di problemi di salute. Quel periodo fu davvero significativo perché cominciai a pregare nel nome del Signore, chiedendogli aiuto e salvezza. Durante il periodo di ripresa, iniziai a frequentare la mia comunità e le attività settimanali con un nuovo spirito ed interesse. Cominciai anche a partecipare agli incontri della FGEI (Federazione Giovanile Evangelica Italiana), avendo finalmente l’opportunità di condividere la mia fede con altri giovani – purtroppo nella mia comunità ero l’unica giovane dato che gli altri ragazzi e le altre ragazze si erano tutti allontanati durante il catechismo. In quel periodo, anche la lettura della Bibbia, nella quale trovavo vera consolazione, mi fu di grande aiuto. Sentii veramente la mano del Signore tirarmi fuori dalla fossa, come dice il Salmo 116,6: «Il SIGNORE protegge i semplici;io ero ridotto in misero stato ed egli mi ha salvato». Tutto ciò mi spinse, però, a mettere in discussione i miei studi artistici in un periodo in cui ero davvero molto confusa perché non sapevo che cosa fare del mio futuro. L’unica cosa di cui ero certa - perché la sentivo nel mio cuore - era quella di voler fare qualcosa per ringraziare il Signore della salvezza operata nella mia vita. E così continuavo a chiedermi che cosa avrei potuto fare concretamente per testimoniare la parola salvifica di questo Dio liberatore. E sempre leggevo la Bibbia per trovare risposte, mi consultavo con altre persone, ascoltavo attentamente i sermoni e mi commuovevo quando sentivo parlare del seguitar Gesù, del cambiamento che ne deriva in seguito, dell’abbandono delle cose passate. Quando un giorno, nel maggio del 2007, chiesi al mio pastore la possibilità di predicare e, mentre scrivevo il mio primo sermone, una questione riempì e scaldò il mio cuore: «E se mi iscrivessi alla Facoltà di Teologia per diventare pastore?» Tutte le decisioni prese in precedenza provenivano dalla mia mente, quella fu la prima che nacque dal profondo del mio cuore e che obbediva ad una chiamata. E fu così che, dopo un anno di volontariato in una casa famiglia dell’Istituto diaconale “La Noce” di Palermo, cominciai a studiare alla Facoltà Valdese di Teologia di Roma. Al tempo della scelta non fui in grado di dare chiare motivazioni. Tutto quello che sapevo era questo: iscrivermi in teologia per diventare pastore era un dono che il Signore mi aveva messo in cuore e che in qualche modo dovevo cominciare ad usare. Durante il primo incontro con la Commissione Ministeri mi sono state chieste le ragioni della mia vocazione e senza rifletterci troppo, mi venne spontaneo dire che volevo servire il Signore per aiutare gli uomini e le donne che avrei incontrato nel mio cammino a scoprire i talenti che Egli ha messo nei loro cuori.
Gli anni in facoltà sono stati molto intensi da un punto di vista personale e spirituale: hanno contribuito a strutturare e a far maturare la mia fede in Dio, arricchendola di contenuti e profilandola alla luce della mia vita e delle mie esperienze personali più significative. Nel dicembre del 2012 ho conseguito una laurea triennale in Storia del Cristianesimo con una tesi su una rivista evangelica e socialista allo stesso tempo, denominata “Semplicista”, fondata da Lucio Schirò, pastore metodista della mia comunità in Sicilia, a Scicli, negli anni compresi tra il 1908 e il 1952. Nell’anno accademico 2013-2014 ho studiato a Cambridge, presso il college metodista Wesley House, esperienza che mi ha permesso di conoscere molto di più me stessa, i miei doni, le mie potenzialità, i miei limiti, i lati caratteriali da migliorare e che ha rafforzato il mio rapporto con il Signore, attraverso la sperimentazione concreta dei segni della sua grazia e del suo amore nei meravigliosi incontri che quell’anno mi ha regalato. Intraprendere da sola un nuovo percorso in un paese straniero mi ha fatto capire quanto sia prezioso, come dice il salmista, che i fratelli e le sorelle dimorino insieme e quanto questo sia di fondamentale importanza per la vita pastorale e comunitaria. A Cambridge ed anche nel Wisconsin (USA), nel quale ho servito presso una chiesa metodista della United Methodist Church nei primi mesi del 2015, ho imparato il significato dell’accoglienza, perché accolta ed amata come straniera in due paesi stranieri da persone cresciute nei contesti più svariati. Nel novembre del 2015 ho conseguito una laurea specialistica in Nuovo Testamento con una tesi sulle rappresentazioni neotestamentarie della relazione tra Gesù e i suoi familiari e i detti duri da lui pronunciati sulle famiglie dei discepoli.
Dopo tutti questi anni di studio e di esperienze formative anche in varie comunità di Roma e in altre chiese protestanti italiane, la partecipazione ai culti e alle attività di altre denominazioni evangeliche, il corso di pastorale clinica nel settembre 2014 presso l’ospedale evangelico di Genova, posso dire di essere veramente grata al Signore per il dono della chiamata che mi ha rivolto 9 anni fa e per gli incontri e le esperienze di vita che mi ha donato in tutti questi anni.
E qui a Parma, Mezzani e Casalmaggiore, seconda tappa del mio periodo di prova dopo Bologna e Modena - nelle quali sono stata chiamata a servire da gennaio 2016 -, vorrei provare a testimoniare alle persone che incontro ed incontrerò quella grazia, quell’amore e quella vita nella mia vita che ho vissuto e vivo ogni giorno e che provengono solo dal nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

In Cristo, Noemi Falla

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